Intervista su Tofu Narrazioni

Tofu narrazioni ha chiacchierato con Ivan Talarico, autore di Nichilismo illuminato per NEO Edizioni, cantautore e docente di scrittura creativa su cosa significa insegnare a fare letteratura.

Scritture Oblique 2 min di lettura
Intervista su Tofu Narrazioni

Tofu narrazioni intervista Ivan Talarico

Tofu narrazioni ha chiacchierato con Ivan Talarico, autore di Nichilismo illuminato per NEO Edizioni, cantautore e docente di scrittura creativa su cosa significa insegnare a fare letteratura.

Cosa significa per te insegnare scrittura creativa?

Evitare il dogmatismo e nutrire il dubbio, mostrare le convenzioni della scrittura e al tempo stesso i modi per infrangerle, esplorare le idee e le possibilità che nascono da una parola, un’immagine, una situazione. Riconoscere i luoghi comuni e gli automatismi del linguaggio, per imparare a superarli. Coltivare passione e diffidenza verso le parole.

Qual è la cosa più importante da trasmettere nell’insegnare a realizzare un testo letterario?

La furiosità, una curiosità ostinata che spinge a scrivere per non trovarsi mai nello stesso punto. E poi, alla fine, unire i punti attraversati per vedere la mappa dell’immaginario. Perché per me scrivere è immaginare, fantasticare. C’è anche la realtà quotidiana, ma nella scrittura deve scendere a patti con l’infinito.

Cosa si può raccontare solo attraverso la letteratura, che gli altri mezzi espressivi non possono comunicare?

“Letteratura” è una parola contenitore che vuol dire troppe cose. Dentro ci sono sforzi, autocompiacimenti, imitazioni, capolavori, eccessi e banalità. Classici, contemporanei, libri perduti e dimenticati, successi effimeri. E poi vive di contaminazione. A me piace il fatto che la letteratura tracci un solco nella mente e le permetta di sviluppare, con una certa autonomia, degli spazi nuovi. A volte rigogliosi, a volte marcescenti, a volte anonimi e piatti.

Guardando oltre il mondo letterario, quali storie hanno influenzato maggiormente il tuo modo di raccontare?

Più che storie, mi hanno influenzato degli sguardi, delle voci, degli stili. Le canzoni di Frank Zappa, il cinema di David Lynch, i testi di Pasquale Panella, il teatro di Rezza-Mastrella e di Alessandro Bergonzoni. Ma anche il primo Dylan Dog, Monkey Island, gli stop motion di Jan Švankmajer e le animazioni di Zbigniew Rybczyński. Mi interessa tutto quello che non si arrende subito alle lusinghe dell’abitudine e del senso comune.

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