Passeggiavano sul lungomare senza un pensiero al mondo, mangiando un gelato: al cioccolato lui, alla vaniglia lei. Si fermarono sul parapetto, guardando il sole in lontananza. Lei si voltò verso lui, guardandolo fisso.
«Mi ami?», gli chiese.
«Certo.»
«Dimostramelo. Dimmi cosa ami di me.»
Le fece un lungo elenco delle caratteristiche che amava, dal colore degli occhi alla abitudini meno evidenti.
«Cosa faresti per me?»
Elencò ogni cosa immaginabile, dallo scalare una montagna all’andare con lei a una riunione di condominio.
«Accetteresti di dividermi con un altro?»
«Se fosse l’unico modo di averti sì.»
«E se qualcuno mi insidiasse, combatteresti?»
«Lo ucciderei.»
«Accetteresti di vivere con me una relazione senza sesso?»
»Subito.»
«E se volessi fare l’amore ogni giorno fino alla morte?»
«Vivrei solo per darti soddisfazione.»
Gli occhi le si gonfiarono di lacrime. Era gioia. Gli parlò quasi singhiozzando.
«È così bello vedere quanto ci tieni a me… che non ti spaventa buttarti… amare…»
Si fermò, non vedendolo davanti a sé. Stupita.
Istintivamente, si sporse dal parapetto per cercarlo e guardò giù. Molti, molti metri più in basso stava riemergendo il suo corpo, ormai senza vita.
«”Amare”!», gridò alla sagoma galleggiante. «Non “a mare”! Idiota.»
Poi fece spallucce e se ne andò, continuando a mangiare il suo gelato alla vaniglia.
Stefano Viezzoli
Questo testo è stato scritto nell’incontro con tema Storie d’amore del laboratorio Scritture Aperte 2025-2026.

Sì, tutto bene, ma il gelato che il cretino stava mangiando dov’è finito?
Alla fine credo si sia sciolto, ma per fortuna gelato è rimasto lui.